Il primo mese di quarantena

10 Aprile 2020

Del primo mese di quarantena intanto ne possiamo parlare al passato perché ormai ci avviciniamo alla fine della settima settimana in cui le scuole qui sono chiuse. Il lockdown è iniziato il 9 di marzo e sono comunque 5 settimane che siamo a casa tutti e quattro.

Dopo lo smarrimento iniziale, la fatica di capire cosa succedesse e cosa davvero fosse necessario o no, anche a questa situazione ci siamo abituati.

Ci si abitua a tutto. Ci si abitua talmente tanto che mi chiedo se davvero avremo voglia di uscire una volta arrivati alla fase due.

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Giacomo ha imparato a mandare mail e a seguire le lezioni in streaming tramite nuove piattaforme mai sentite nominare prima. Ci siamo divisi le stanze e gli orari in modo che ognuno potesse continuare a studiare o a lavorare senza disturbare gli altri. Sempre connessi.

Non smetterò mai di dire quanto comunque mi senta fortunata ad abitare in campagna, circondata solo da campi e con un giardino che in questo periodo è stato la nostra salvezza. Abbiamo la possibilità di vivere nonostante tutto, all’esterno per la maggior parte del tempo. Di poter assaporare questa strana primavera che sboccia e non si ferma.

La natura è l’unica che non si è fermata mai.

Le corse fino in fondo ai campi, il lanciarsi l’erba e le gare in bici sono diventati lo sport preferito in sostituzione di calcio, arrampicata e vari altri impegni.

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Tutto il tempo che dedicavo a girare in macchina per portare ed andare a prendere i miei figli ora lo dedico al nuovo giardino di fiori e piante che voglio far crescere per goderne a pieno quest’estate. È una soddisfazione immensa affondare le mani nella terra e strappare le erbacce. Ho interrato 16 bulbi di Dalia Cafè au Lait. Ho grandi aspirazioni!

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Non sono mancati i momenti di sconforto.

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Martino ha preso l’Herpes Zoster. Qui anche conosciuto come Fuoco di Sant’Antonio. Che è il virus della varicella che all’improvviso decide di tornare e si sfoga con un eritema dolorosissimo sulla pelle di schiena e pancia. Normalmente succede agli adulti, raramente nei bambini sotto i 6 anni di età. Martino è stato il caso raro. Fortunello. Non sono stati momenti facili, il dolore era tanto e la notte faticava a dormire. Ma è passato e ora dopo 15 giorni le vesciche sono quasi sparite del tutto.

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La nostra gatta è più coccolata che mai e ormai crede di essere la padrona di casa.

Ed infine abbiamo imparato davvero bene a fare pane, pizza e grissini. Con il lievito di birra quando lo troviamo, con la pasta madre se qualcuno ce la presta o usando il bicarbonato in mancanza d’altro.

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A volte siamo stupiti anche noi di quante risorse avevamo nascoste e di quanto stiamo imparando. Mi piace pensare che forse è proprio questo il lato positivo di questa quarantena (cinquantena, sessantena…).

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